giovedì 4 agosto 2016

BEING (2016)

La serie di oggetti in legno sono stati realizzati con il tornio, strumento che non avevo mai utilizzato.
In maniera molto casuale ho scelto il legno da utilizzare, stravolgendo le regole classiche per la realizzazione di manufatti di questo tipo. Nascono così oggetti non prevedibili.
Il materiale di partenza è fondamentale per la "buona" riuscita di oggetti utilizzabili ma volevo percorrere traiettorie non prestabilite.
Per ottenere manufatti funzionali ci sono regole da rispettare, a partire dalla vena e dalla qualità del materiale. Non tutti i tipi di legni sono adatti a queste lavorazioni, ci sono legni pregiati e legni detti "da ardere".
Partendo da questo presupposto, ciò che è utile e di ciò che è inutile, ho realizzato questa serie di 12 oggetti da cucina (piatti, scodelle e bicchieri) che per alcuni aspetti sono completamente inutili, perchè non finiti o realizzati con legni poco adatti a questo tipo di lavorazioni e che quindi si sono crepati. Nel dare spazio alla loro inutilità prendono forma una serie di "Esseri" che per le loro caratteristiche non sono degni di stare da nessuna parte, ma trattate come relique prendeno spazio all'interno di queste vecchie nicchie.
Un piccolo guardaroba delle bambole è appoggita per terra e la sua immagine precisa e delicata si contrappone alla crudezza del muro con le scodelle.


Legno di acero, olmo, pino, cirmolo, larice, abete, betulla

ph: Emiliano Milanesi, Luisa Littarru
 














martedì 2 agosto 2016

POICHE' SI VEDE COME CANTO (2016)

Legno di larice, legno di noce, incisione a laser


La collettività intesa come vicinanza è un tema cardine della mia ricerca. In un’epoca come la nostra il quotidiano riveste un ruolo fondamentale, inteso non come nascondiglio ma come punto di vista per osservare le cose e le persone, solo in questo ambito si può parlare di verità, spontaneità, purezza, semplicità. Per me questa è natura. Intesa come natura umana.
Soffermandosi sul significa di NATURA: insieme di tutti gli esseri viventi, animali e vegetali considerati nella loro forma complessiva, nella totalità cioè dei fenomeni e delle forze che in esso si manifestano; e UMANO: essere cosciente e responsabile dei propri atti, capace di distaccarsi dal mondo organico oggettivandolo e servendosene per i propri fini, e come tale soggetto di atti non immediatamente riducibili alle leggi che regolano il restante mondo fisico, il panorama che si apre svela infinite relazioni e “modi di fare”. La natura umana in questo contesto ha un ruolo cardine. Attraverso il mio lavoro tento di approfondire questo rapporto, fatto di relazioni, accostamenti, somiglianze. La diversità è puro artificio.
Per questa occasione, concentrandomi sui temi: Spostamento - bene in comune - terreno di affettività nasce “Poichè si vede come canto” .
Il titolo che ho scelto descrive due elementi fondamentali dell’opera: Il rendere visibile e la sovrapposizioni di voci  (il canto). Recatami presso le abitazioni nei dintorni di Edolo, ho chiesto alle persone di poter entrare nelle loro case e estrapolare con la tecnica del frottage il profilo del loro tavolo da pranzo.
Una volta raccolte queste tracce viene unificata la forma creando un unico tavolo.
Il vedere si realizza nel momento in cui la raccolta dei “tratti” dei tavoli distinti viene portata fuori dalle case, visibile a tutti, mentre il canto è l’unione di queste diversità sovrapposte. Ho sperimentato in precedenza che trasferita la forma di qualunque superficie (in questo caso, di un tavolo) risulta molto difficile ricostruire la forma esatta, ma anzi, diventa molto interessante sperimentare altre forme partendo dall’osservazione di ciò che si è ottenuto, da questo gesto diventato tratto. Diventa allora molto semplice lasciarsi trascinare dalle differenze e grazie al frottage ricavare un bordo nuovo, che sappia racconta di tutti. Ogni foglio porta su di se i segni  ottenuti con il frottage. Questa linea è stata trasferita, trasformatosi in solco, su delle tavole di legno di larice. La forma interna del tavolo mantiene lo scacco dei fogli, messi l’uno vicino all’altro, mentre esternamente è stato livellato per riportarlo ad una forma rettangolare. Questo lavoro si inserisce in un una serie di opere realizzate in Valle Camonica tra cui “Fermofiume”.
Come Fermofiume anche in questo caso il tavolo è privato delle sedie. Resta per me importante che la collettività se ne appropri aggiungendo ciò che manca. Un “tavolo disinnescato” è un invito a partecipare trasformandolo. Il non finito in questo caso sottintende una domanda, che attende una risposta.






Tratto dal progetto













ph: Riccardo Arzaroli

giovedì 24 dicembre 2015

UN VICINO LONTANO

Nel mio lavoro è spesso presente l’oscillazione, un avvicinamento e un allontanamento continuo dalle cose. Come se avessi necessità di guardare le cose a volte da molto vicino, altre volte da molto lontano. La fotografia è per me lo sguardo ravvicinato, un tentativo di fermarsi ad osservare da molto vicino, in solitaria. L’istallazione permette invece di allontanarsi momentaneamente e creare dispositivi da condividere, che contemplino un osservatore e un pubblico. Imprescindibile è quindi la dimensione temporale, con la quale mi confronto costantemente. Non esiste lo spazio senza il tempo che scorre e sottolinea lo spazio e la sua esistenza, mentre lo attraversi.
In UN VICINO LONTANO presento due lavori, uno istallativo e uno fotografico. Questo accostamento riporta in vita l’oscillazione continua. Un movimento autistico forzato, a volte fisico, a volte fatto di solo pensiero.


Opere in mostra


[lat. panis]
2015
Il semplice gesto della consegna del pane a domicilio, in poche case avviene ancora. E’ un gesto che ha molti significati, parla di qualcosa che forse non c’è più, un quotidiano che appartiene a pochi.
Il pane è alla base dell’alimentazione da sempre, per gli Egizi non solo fonte di cibo ma anche simbolo di ricchezza. Il pane è un elemento colmo di significati, un vero e proprio simbolo.
Osservando un sacchetto del pane ottieni molte informazioni della persona che lo riceverà. Una su tutte, se vive da solo, ad esempio. Un sacco grande non parla di una sola persona, appartiene sicuramente a qualcuno che ama circondarsi di gente.
Ogni sacchetto è allora un piccolo ritratto, porta con sé un racconto.
Uno di questi sacchetti è messo in cornice, tenuto chiuso con forza, schiacciato da due morse. Questo sacchetto non ha un vero e proprio destinatario, riporta solo la scritta X … (per chiunque, per nessuno, per tutti, per me..)
Ai piedi della cornice, sul pavimento una marea di sacchetti con i loro destinatari riportati sul fronte. Questi sacchetti sono però solo pieni di aria, riempiti con dell’area compressa.

Frazioni
2013
Un paese e una quantità di finestre chiuse, ma vi sono fiori ai balconi e alle finestre: queste case non sono disabitate.

Serie di 16 fotografie appartenenti ad un più ampia selezione di immagini scattate nelle sette frazioni del paese di Malonno durante l’edizione 2013 della Residenza Artistica Case Sparse | Tra l’Etere e la Terra. Le immagini amplificano l’opera site specific istallata a Malonno dal titolo “Porta-mi”. Una porta di legno alta più di tre metri inserita tra due alberi.
Ogni scatto presenta un’apertura da cui emergono fili d’erba: l’obiettivo è di donare a questi sguardi nuovi accessi per una rinnovata relazione con il mondo circostante. Per questa occasione viene presentata la selezione di immagini che in passato, sotto forma di cartoline, erano state donate ad alcuni visitatori della mostra, attraverso un’azione performativa. Qui sono riportate come scatti semplici, non più immagini sfuggenti, ma ferme stampati su carta fotografica opaca.